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INTRODUCTION


Identity Malta is an independent project realized between 2014 and 2016. It borrows its title from the government agency responsible for public administration regarding passports, identity cards, work and residence permits, land registries, and public deeds.
Malta is often viewed as a Mediterranean “Alcatraz”—a stroke of bad luck for incoming migrants. Those who land here quickly realize there is no easy escape; many remain trapped on the island for up to ten years.
The Maltese authorities are well aware that the island is a closed circuit. Yet, the state cannot simply turn a blind eye and let migrants leave for mainland Europe in the hope that other countries won't stop them. From Malta, there are no smuggler boats or quick ways out: if you end up here, your journey comes to a halt. The island has 400,000 residents and hosts over 5,000 migrants—a disproportionate share compared to many other European nations. Yet, there are no sprawling slums or major security crises. The rules are strict: undocumented arrivals are detained in reception centers—effectively high-security facilities—where they can wait up to 18 months for asylum decisions.
In particular, the Hal Far and Hal Safi centers, run by the Armed Forces of Malta, are militarized zones encircled by double fences and constantly patrolled. Among the concrete barracks, rows of military tents house up to 20 migrants each.
In 2009, Doctors Without Borders (MSF) made the difficult decision to withdraw from these closed facilities, declaring that effective humanitarian medical care had become impossible. MSF repeatedly pressed authorities regarding the unacceptable conditions: unhygienic environments, extreme overcrowding, broken glass, shortage of beds, inadequate sanitary infrastructure, and a complete lack of basic privacy and healthcare.
Identity Malta is not an attack on the nation itself, but rather an effort to highlight the systemic contradictions facing migrants. Public discourse around immigration often focuses on host nations as the "victims" of a burden—emphasizing risks like crime, poor integration, and urban decay.
This project shifts the spotlight back onto the migrants and their stripped-away identities. Undocumented individuals lose their names and surnames, reduced to mere numbers. Everything hinges on a digit: no number, no food; no number, no medical care; no number, no 5-euro allowance (three times a week, migrants must queue up to receive a 5-euro daily stipend).
Comprising a series of subtle actions, interventions, and performances, Identity Malta reflects on human identity as an appeal for freedom of action and thought—rights that many take for granted, but which remain an unattainable dream for others.
The interventions took place primarily in Hal Far (Maltese for "Rat’s Town"), an industrial hub in the south of the island home to its largest detention center.



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Progetto indipendente realizzato tra il 2014 ed il 2016, che prende in prestito il suo nome dall’ente nazionale che si occupa delle funzioni e i compiti dell'amministrazione pubblica in materia di passaporti, documenti d'identità, il lavoro e permessi di soggiorno per gli espatriati, registrazione dei terreni e la registrazione di atti pubblici, atti di stato civile e di programmi di investimento individuali.
Malta è considerata una sorta di Alcatraz nel Mediterraneo, per gli immigrati una malasorte: chi arriva qui sa di non avere vie di fuga, si rimane bloccati anche per dieci anni.
Le autorità maltesi sanno che da quest’isola non si scappa, non possono fingere di girarsi dall’altra parte e lasciar andare altrove i migranti nella speranza che non vengano fermatiai confini con gli altri Paesi. Da qui non partono barconi, non ci sono scafisti cui vendersi ritentando la sorte del mare. Se finisci a Malta il tuo viaggio è terminato. L’isola ha 400mila residenti e ospita 5.000 immigrati, uno sforzo abnorme rispetto agli altri Paesi europei. Eppure qui non ci sono baraccopoli né problemi di sicurezza legati ai migranti. Le regole sono rigide: chi arriva senza documenti viene chiuso in uno dei detention centre, dove può rimanere in attesa di asilo politico fino a 18 mesi. Sono delle carceri. In particolare Hal Far e Hal Safi, entrambi gestiti dal primo reggimento delle forze armate maltesi, sono zone militarizzate. I dormitori sono chiusi dietro due reticolati controllati a vista e pattugliati dall’esercito. Tra i casermoni decine di file di tende ospitano ciascuna fino a 20 migranti.
Dal 2009 non entrano più neanche gli uomini di Medici Senza Frontiere. L’organizzazione, dopo aver mantenuto per anni un proprio presidio nelle strutture chiuse, le lasciò spiegando di non poter più svolgere la propria azione medico-umanitaria in maniera efficace. Medici Senza Frontiere ha inoltrato numerose richieste alle autorità maltesi affinché apportassero miglioramenti in termini di accoglienza nei centri di detenzione che presentano condizioni inaccettabili: ambienti malsani e promiscui, spazi sovraffollati, vetri rotti, scarsità di letti e di beni di prima necessità, servizi igienico-sanitari inadeguati, sono le condizioni che fin da subito gli operatori hanno trovato nei centri di detenzione maltesi.
Identity Malta non è una critica alla nazione di Malta, ma vuole semplicemente tentare di mettere in luce alcuni aspetti e contraddizioni inerenti alle condizioni dei migranti: troppo spesso quando si parla di immigrazione l’attenzione si sposta su chi “subisce” questo fenomeno e sui possibili rischi: aumento della criminalità, il problema dell’integrazione, il degrado, etc.
Identity Malta sposta l’attenzione sul migrante e sulla sua identità, sul suo desiderio di riavere un’identità: basti pensare che il profugo non viene identificato con un nome e un cognome, diventano semplicemente un numero. Tutto si basa sul numero: niente numero, niente cibo, niente cure mediche, niente 5 euro (Per tre volte a settimana i migranti vengono messi in fila e a ognuno di loro vengono consegnati 5 euro per vivere).
Identity Malta è una serie di piccole azioni, interventi e performance che vogliono far riflettere sul senso di identità, inteso come speranza di ottenere una libertà di azione e di pensiero, diritti che per molte persone sono scontati e dovuti, ma che per altri rimangono sogni irraggiungibili.
Gli interventi sono stati realizzati principalmente ad Hal Far (in maltese “la città dei ratti”) città industriale a Sud dell’isola che ospita il centro di immigrazione più grande dell’isola.
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FIRST AND SECOND CLASS
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La Valletta / 1,30 x 0,30 mt - PVC on road signs

In Malta, €650,000 is enough to purchase a local passport, allowing buyers to travel freely across Europe—whether for tax avoidance or sinister motives.
This creates a stark division between “first-class” migrants—the wealthy and influential who view Valletta as a safe financial haven—and “second-class” migrants, who arrive on makeshift boats only to be confined to immigration centers under inhumane conditions.
The signpost was installed in Valletta, just a few hundred meters from the Identity Malta government offices.
Through these two directional signs, the installation provocatively highlights the contrasting “welcomes” extended by the state: a person's socioeconomic status determines whether Malta becomes their Paradise or their Hell.



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A Malta bastano 650.000 euro per ottenere il passaporto locale e utilizzarlo come meglio si crede per muoversi liberamente in Europa (compresi motivi fiscali e terroristici). Come a dire che i migranti di serie A, quelli ricchi e facoltosi, troverebbero a La Valletta un porto sicuro, mentre gli altri che approdano sull’isola attraverso i barconi, vengono mandati nei centri di immigrazione dove possono rimanere lì per anche 10 anni, in condizioni spesso disumane.
Il cartello è stato posizionato a La Valletta a poche centinaia di metri dagli uffici di Identity Malta (dove si richiedono le pratiche per avere la cittadinanza).
Le grafiche dei due cartelli evidenziano la differenza di “benvenuto” che viene offerto ai migranti da parte dello stato e delle sue istituzioni.

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REFUGEE-TRAP
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Ħal Far / 18 x 6 cm - mouse-trap, european passport


In Maltese, Ħal Far translates to “Village of Rats”—a disturbing coincidence highlighted in this intervention. Here, a passport—a basic right taken for granted by most—becomes mere bait on a mousetrap for those who are treated like vermin by the institutions.
The European passport was placed on a trap in front of a secondary entrance to the Ħal Far detention center: a passage between two concrete blocks used by migrants to slip in and out of the camp away from the army's oversight.



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Hal Far in lingua maltese significa la Città dei Ratti.
Una coincidenza davvero incredibile e inquietante che viene rappresentata attraverso questo piccolo intervento, per sottolineare come un oggetto per molti normale e dovuto sia in realtà un’esca, una trappola per altri, coloro che vengono trattati dalle istituzioni come topi.
Il passaporto europeo è stato appoggiato su una trappola per topi davanti ad uno degli ingressi: gli immigrati passano attraverso i due cubi di cemento per entrare ed uscire dal retro dell’accampamento.



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NOW WASH YOUR HANDS

Ħal Far / 11,5 x 6 cm - artisanal soap, abandoned clothes, toys, documents and objects found in Hal Far.

Handmade soap produced through a centuries-old saponification process—a meticulous procedure requiring slow crafting and a long curing period before the soap can be used.
Alongside the standard natural and chemical ingredients, the Ħal Far soap is blended with other "ingredients": the areas surrounding the detention center have become open-air dumps filled with discarded objects left behind by migrants. The artist ground up these waste materials, mixing them directly into the soap during production.
The lengthy curing process symbolizes the endless wait endured by migrants, who often spend years waiting to reclaim their identity. Meanwhile, the product's name--Now Wash Your Hands—highlights how European institutions are metaphorically "washing their hands" of an uncontrollable humanitarian crisis.



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Sapone artigianale prodotto seguendo un processo secolare di saponificazione, procedura che richiede una lenta lavorazione ed una lunga attesa prima che il sapone possa essere utilizzato. Insieme agli ingredienti naturali e chimici comunemente usati per la sua preparazione, il sapone di Hal Far è stato miscelato con altri “ingredienti”: le zone adiacenti al centro di immigrazione sono discariche a cielo aperto di oggetti di scarto abbandonati dai migranti. L’artista ha tritato questi oggetti aggiungendoli alla lavorazione del prodotto. Il lungo processo di saponificazione rappresenta l’interminabile attesa dei migranti che spesso devono aspettare per anni prima di poter reclamare la propria identità, mentre il nome del prodotto sottolinea come le istituzioni europee si siano “lavate le mani” riguardo a questa incontrollabile crisi umanitaria.
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THE HOLY PHONE
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Ħal Far / 0,65 X 0,90 mt - flowers, electric candles, abandoned phone cards

Located just a few meters from the Ħal Far housing containers, this out-of-order phone booth has had its colors completely bleached by the relentless sun.
Flowers and votive candles transform the booth into a roadside shrine, turning the telephone itself into a sacred, Madonna-like icon—an object of veneration that once provided a connection to an "afterlife": the homeland left behind. Worn, sun-bleached phone cards left beneath the receiver serve as small offerings, a hopeful attempt to breathe life back into a device that could ease the painful distance from home.


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La cabina telefonica è posizionata a pochi metri dai container di Hal Far, ormai scolorita dal sole che batte tutto il giorno su di essa non è più funzionante.
I fiori e i lumini trasformano la cabina in santuario, in cui il telefono diventa una sorta di Madonna, di oggetto di venerazione in quanto oggetto che tempo prima avrebbe potuto creare un contatto con l’Aldilà, ovvero la propria terra.
Le carte telefoniche abbandonate usate e usurate dal sole sono piccoli omaggi che sperano di riportare in vita quello strumento di comunicazione che renderebbe meno difficile la lontananza dalla propria terra.



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€ ZERO

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Ħal far / 4 x 0,80 mt - abandoned clothes, stencil

All around the area surrounding Ħal Far, clothing lies abandoned in fields and along the roadside. Living space inside the containers is severely limited, so when migrants receive second-hand clothes from Maltese charities, their old ones are often left behind on the streets.
The artist collected some of these discarded garments and stenciled them with typical souvenir t-shirt graphics. The shirts were then hung along the fences of the Ħal Far detention center with a special price tag: “0€, no Europe.” A price of 0€ is a stark reflection of the value assigned to these lives by European nations—and a symbol of the zero chances these individuals are given to start anew, away from the nightmare of war.



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In tutta la zona adiacente ad Hal Far si trovano moltissimi vestiti abbandonati lungo i campi, ai bordi delle strade, etc. etc. questi vestiti appartengono ai migranti e spesso quando ricevono qualche indumento usato dalle associazioni maltesi, i vecchi vestiti vengono abbandonati lungo la strada perché all’interno dei container hanno troppo poco spazio.
Su alcuni di questi indumenti raccolti nei pressi dei centri sono stati riprodotti  a stencil le grafiche tipiche delle magliette dei negozi di souvenirs, che sono state successivamente appese fuori dal centro di Hal Far con una speciale offerta: 0 euro, no Europe.



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PLAYMOBIL

Ħal Far / 1,10 x 0,35mt - stickers on road sign

Ħal Far is a scorching, desolate industrial area known for hosting Malta's primary migrant reception centers alongside multinational corporate sites—including the headquarters of Playmobil, complete with a children's theme park and museum.
Positioned directly opposite the Ħal Far tent camp—where hundreds of people live in desperate conditions under the burning sun—a directional sign points the way toward Playmobil Park.
Through a minimal action, the intervention shifts the conceptual direction of the sign: migrants are framed as living Playmobil figures, helpless dummies at the mercy of institutional power and bureaucratic games. The detention camp thus turns into a dark theme park of human suffering, left to be observed from a safe distance, strictly from the outside of the fence.



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Hal Far è conosciuta per ospitare i centri per gli immigrati, un paio di sedi di alcune aziende multinazionale e la sede della Playmobil, con tanto di parco divertimento per i bambini.
La sede della PlayMobil è situata nella zona industriale, disabitata e torrida. Di fronte all’ Hal Far Tent si trova questo cartello che indica la direzione verso il PlayMobil Park.
L’azione minimal sposta la direzione concettuale del Playmobil, in quanto i migranti vengono trattati come playmobil umani, pupazzetti in mano ai giochi dei potenti e delle loro burocrazie e l’accampamento diventa il parco giochi in cui andarli ad osservare, fuori dalla rete.



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ANTHEMS

Malta International Airport / performance


The piano is located inside the departures area of Malta International Airport, near Luqa.
A slogan on the piano invites passengers to play it while respecting the instrument. The artist's initial idea was to leave sheet music on the piano featuring the national anthems of the main countries of origin for migrants: Libya, Nigeria, and Syria.
The airport gates represent a waiting area before departure—a threshold leading toward a new life, a holiday, or fresh projects. Conceptually, it stands in stark contrast to the Ħal Far Center: an indoor space that offers movement and opportunity, opposite to the open, desolate grounds of Ħal Far that conceal a state of imprisonment.
Before executing the performance, the artist noticed several travelers playing the piano to pass the time. He approached one of them—Giovanni, who happened to be Italian as well—and invited him to improvise a performance by playing one of the anthems.
Giovanni had no time to rehearse (having studied piano years earlier, he was completely unprepared for this type of recital), yet he agreed to assist the artist anyway. Ultimately, hardly anyone among the passing travelers recognized or truly listened to the anthem—just as contemporary apathy so often deafens us to the desperate cries for help from migrants.



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Il pianoforte si trova all’interno dell’aeroporto internazionale di Luqa, a Malta, nella zona dei gates.
Uno slogan sul pianoforte invita chiunque a suonarlo rispettando lo strumento e la sua integrità. La prima idea era quella di posizionare sul pianoforte gli spartiti di alcuni inni nazionali appartenenti alle principali nazioni da cui arrivano i migranti: Libia, Nigeria, Syria e
L’aeroporto e la zona dei gates rappresentano infatti una zona di attesa prima della partenza, prima di poter attuare la possibilità di partire verso una nuova vita, una vacanza, nuovi progetti.
È una zona diametralmente opposta all’Hal Far Center, è una zona chiusa ma che conduce alla libertà, contrapposta agli spazi aperti e desertici di hal far che nascondono invece una condizione di prigionia.
Prima di effettuare l’azione l’artista si è accorto che diverse persone suonavano il pianoforte durante l’attesa della partenza. Così si è avvicinato ad uno di loro e scoprendo che fosse anche lui italiano ha proposto di improvvisare una performance in cui il ragazzo suonasse uno degli inni nazionali.
La performance è stata improvvisata al momento e Giovanni non ha avuto modo di studiarsi prima l’inno (anche perché Giovanni aveva studiato pianoforte molti anni prima, quindi non era pronto per questo tipo di performance) ma egli ha comunque voluto aiutare l’artista a riprodurre questo inno che probabilmente nessuno avrà ascoltato, come spesso non si ascoltano le disperate richieste di aiuto dei migranti.

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INVISIBLE RACE

Hal Far / abandoned tires on abandoned racing track
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DOCUMENTATION

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